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Dipinto di David Hockney con colori intensi, esposto alla Fondation Louis Vuitton di Parigi

David Hockney e la gioia del colore

Una riflessione personale sull’uso del colore nell’opera di David Hockney, vista alla Fondation Louis Vuitton.

Quest’estate, a luglio, ho visto la mostra di David Hockney alla Fondation Louis Vuitton, a Parigi.È una di quelle mostre da cui esci con una sensazione chiara: la gioia.

Hockney usa il colore in modo molto personale. Non cerca di riprodurre la realtà così com’è, ma di interpretarla. Nei suoi dipinti il colore diventa il vero protagonista ed è immediatamente riconoscibile.

Mi hanno colpito in particolare i campi di fieno. Soggetti semplici, che lui interpreta con colori per me insoliti, lontani da qualsiasi aspettativa realistica, e proprio per questo molto belli. Guardandoli si prova una sensazione di leggerezza e di piacere, senza bisogno di spiegazioni.

Lo stesso vale per i vasi di fiori, così liberi nel modo in cui sono trattati, e per le scene con le persone sedute in grandi sale, riflesse negli specchi. In questi quadri è interessante vedere la stessa persona di spalle e di fronte nello stesso momento, come se lo sguardo potesse muoversi intorno alla scena.

Poi ci sono i ritratti. Gli autoritratti, uno diverso dall’altro, con quegli abiti eleganti e molto riconoscibili, e i ritratti delle persone famose, tutte sedute, interpretate con uno stile coerente e preciso. Anche qui il colore è fondamentale: è il suo segno distintivo, ciò che ti fa capire subito che stai guardando un Hockney.

Uscendo dalla mostra ho avuto ancora una volta la conferma che, per me, il colore viene prima di tutto.Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro: ricordarci che il colore non serve solo a rappresentare, ma anche a dare piacere nel guardare.

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