
Ex villaggio ENI
Villaggio Eni: un sogno tra le Dolomiti.
Quando ho visitato il Villaggio Eni sono rimasta senza parole. Non è solo un villaggio turistico, ma un pezzo di storia italiana incastonato tra le montagne. Le Dolomiti fanno da sfondo a un progetto che negli anni ’50 sembrava quasi fantascienza: case di legno e pietra con i tetti spioventi, sentieri che si intrecciano nel bosco, spazi comuni pensati per far incontrare le persone.
Tutto è nato nel 1954, quando Enrico Mattei, il patron di Eni, volle costruire un luogo dove i suoi dipendenti potessero trascorrere le vacanze con le famiglie. Per lui l’impresa non era solo lavoro, ma anche benessere, qualità della vita. Affidò il progetto a Edoardo Gellner, architetto visionario che aveva già lasciato il segno a Cortina, e il risultato è stato incredibile: un vero villaggio immerso nella natura, dove ogni dettaglio è pensato per dialogare con il paesaggio.
Ma la vera sorpresa è la Chiesa di Nostra Signora del Cadore, firmata da Carlo Scarpa insieme a Gellner. Entrare lì dentro è stato emozionante: la luce scende dall’alto e illumina il cemento grezzo e il legno caldo, creando un’atmosfera sospesa, quasi mistica. È una chiesa che sembra “cresciuta” nel bosco, più che costruita.
Passeggiando per il villaggio, tra le villette geometriche, i giochi di luce sui tetti e le scale in cemento che si aprono sui prati, ho respirato il sogno di un’Italia che sapeva guardare lontano. È un luogo che merita davvero di essere visto: peccato che oggi sia abbandonato a se stesso, perché la sua bellezza e il suo valore restano in gran parte nascosti. Se avete occasione, andate a scoprirlo: camminare tra queste case e sentire l’energia di quel progetto è un’esperienza che resta dentro.
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